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Delusioni Salentine (due)

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Il parco archeologico di Parabita

canale cirlici

Parabita è una cittadina del basso Salento a pochi passi da Gallipoli; sorge sulle prime propaggini delle serre, dominata dalla collina di Sant'Eleuterio, che con i suoi 200 metri è la più alta collina del Salento.

Parabita affonda le sue radici in un'antica città messapica ormai scomparsa: Bavota. Fu distrutta dalle incursioni dei saraceni verso l'800 d.C. ed i profughi fuggirono per rifugiarsi nei casali vicini. Alcuni preferirono insediarsi sulla serra dove crearono un nuovo insediamento, vicino a Bavota: Para Bavota o, come fu trasformato in seguito il nome, Parabita.

Questa è la storia raccontata più o meno da tutti; purtroppo, finora non abbiamo mai avuto la possibilità di visitare il luogo dove sorgeva l'antica città messapica anche perché... non lo conosciamo!

In questi ultimi giorni, ci è capitato tra le mani un opuscoletto sulla città. C'erano tante belle informazioni sulla storia, i monumenti ed i luoghi da vedere. Veramente interessante. Nelle ultime pagine dell'opuscolo, prima della consueta pagina pubblicitaria conclusiva, una interessante piantina con la dicitura: Progetto del Parco Archeologico.

Veniamo, quindi, a conoscenza che Parabita ha un parco archeologico; l'opuscolo è un po' vecchio, quindi è probabile che il progetto non sia più tale ma sia ormai completo e fruibile. Sulla piantina c'è proprio tutto: i punti di accesso, quelli di interesse, i percorsi di trekking, i percorsi del bus navetta e, addirittura -ma fuori dalla pertinenza del parco- l'indicazione del sito dove sorgeva Bavota!

Non possiamo non tributare una visita e, come di consueto, ci andiamo di domenica mattina: come sempre, la scelta del giorno non è casuale. Il nostro pensiero è che, se nei giorni feriali il parco può essere chiuso, certamente non può esserlo la domenica, quando le famiglie e gli appassionati come noi sono propensi a godersi un percorso informativo.

Prima tappa: Bavota.

Questa volta non possiamo sbagliare: la piantina non può essere errata. L'antico sito di Bavota è sulla strada provinciale tra Parabita e Tuglie, la prima strada asfaltata sulla sinistra andando verso Tuglie, dove c'è una specie di spartitraffico che conduce in campagna.

sito di bavota

Non ci sono dubbi: la grande palla rosa sulla mappa indica proprio qui. Probabilmente, sul luogo ci sarà un cartello, una qualche indicazione in grado di identificare il posto con precisione. Lasciamo la macchina in uno spiazzo e scendiamo a cercare il nostro cartello. Ma... Niente, nulla, solo un vasto campo pieno di erbacce e non coltivato al di là di un canale. Se qui c'era qualcosa è ancora sepolta nella campagna circostante e non è certamente visibile. Andiamo via, pensando che quest'area è fuori dal perimetro del parco e -quindi- non può essere valorizzata. Ci rifaremo con il parco archeologico vero...

Seconda tappa: il parco archeologico

casa rurale nel parco archeologico

Ci lasciamo alle spalle Bavota e ci dirigiamo verso il parco archeologico. Il punto di accesso è lungo la vecchia strada che congiungeva, un tempo, Parabita con Tuglie, ormai chiusa al traffico; lasciamo la macchina in uno degli spiazzi in terra battuta che cartello indica come parcheggio destinato ai visitatori del parco; il luogo è molto bello: c'è una splendida campagna di uliveti che si innalza verso la serra. Proprio di fronte a noi un ruscello d'acqua borbotta allegramente: è il canale del Cirlicì che trasporta le acque delle abbondanti piogge dei giorni scorsi dalla collina di Sant'Eleuterio verso le campagne circostanti dove queste acque si perderanno.

Andiamo, ora, verso il punto segnato sulla mappa con una grande palla rosa; un grande cartello indica che il sito è stato finanziato con 800,000 euro di fondi regionali e realizzato nel corso di poco più di un mese e mezzo: dall'8 maggio al 28 Giugno del 2009. Uno stuolo di architetti ne ha curato la realizzazione con il recupero di alcune strutture rurali tipiche come quella che abbiamo di fronte.

Si tratta di una vecchia abitazione rurale, costituita da vari ambienti tra cui la casa, le stalle ed i depositi, oltre a cisterne ed altre strutture di utilità; il luogo sembrerebbe essere stato abitato dai mezzadri sino al 1935 e poi abbandonato. Anche perché -tutto intorno- le cave di estrazione dei blocchi di arenaria hanno invaso il territorio. Spesso sono cave molto antiche, evidenziate dal solco irregolare lasciato dai picconi degli antichi operai.

Tutto intorno è chiuso. Ci sono le panchine, i bagni chimici, i punti di accoglienza ma... è tutto chiuso e nessuno ad accogliere i visitatori! E non ci siamo solo noi: insieme a noi e a chiederci informazioni genitori con i figlioletti al seguito che hanno approfittato del giorno di sole autunnale per una scampagnata alle porte della città.

D'accordo il parco è chiuso, ma ci resta il percorso di trekking, pensiamo. Cominciamo a seguire la riga verde sulla mappa che corrisponde -guarda un po'- a dei cartelli che battezzano la strada come Linea Verde. La strada è asfaltata, quindi per niente adatta ad un percorso di trekking che è diverso da una passeggiata sull'asfalto. Seguiamo i cartelli e -spesso- dobbiamo scansarci per far passare le auto che, frettolosamente, si infilano in una cava chiusa da un cancello al termine della strada... e la linea verde sembra andare proprio in quella direzione. Chiediamo ad un tizio che passa e che ci riferisce di non sapere nulla del parco archeologico e della linea verde... Anzi, l'unica linea che conosce è quella di tiro, dove sta proprio andando per sparare qualche centinaio ci colpi con la sua Beretta 9x21!

Non crediamo alle nostre orecchie: il percorso di trekking finisce in un'antica cava trasformata in poligono di tiro? Vorrà dire che torneremo a far trekking qui dopo aver preso il porto d'armi.

sedili per rinfrancare i turisti

Di tanto in tanto il turista viene rinfrancato da punti di sosta molto belli e perfettamente integrati con l'ambiente circostante: ci sono degli scanni realizzati con blocchi bianchi e perfettamente squadrati di pietra di Trani. Ci si può sedere, risposare ed attendere che passi il prossimo treno perché, come al solito, questo ce lo siamo già perso!

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Delusioni salentine (uno): Una visita al Parco Archeologico di Alezio.


Documento scritto e/o curato da Beatrice
Data pubblicazione: 04/10/2009 (15:00)
Ultimo aggiornamento: 04/10/2009 (15:28)


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