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Messa in Latino

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Messa in Latino, scelta epocale

di Giuseppe Tondi

roma

La notizia era da tempo nell'aria ed è finalmente giunta: Benedetto XVI ha firmato il "Motu Proprio" che liberalizza l'antica liturgia della Chiesa, quella in latino. Solo i superficiali e chi è lontano dalla Chiesa (ma non perde occasione di "pontificare" su di essa) possono ridurre il problema ad una mera questione di lingua.

Il Motu Proprio va salutato innanzitutto perché segna, o almeno contribuisce a segnare, la fine dell'enorme quantità di abusi che hanno stravolto la liturgia post-conciliare. Già da Cardinale, Ratzinger aveva spiegato: "la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita "etsi Deus non daretur": come se in essa non importasse più se Dio c'è e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare più la comunione della fede, l'unità universale della Chiesa e della sua storia, il mistero di Cristo vivente, dov'è che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale?".

Il Motu Proprio rappresenta la sconfitta di quanti nel corso di questi ultimi 40 anni si sono opposti in tutti i modi alla liberalizzazione di quella che è conosciuta come "la messa di sempre", il rito di San Pio V. L'ultimo colpo di coda lo hanno sferrato nei mesi scorsi i vescovi francesi e quelli americani oppostisi apertamente al Papa, ma a loro sfavore, al di là delle parole, pesano i frutti che hanno prodotto quarant'anni di loro iniziative pastorali, di sperimentazioni e quant'altro: chiese desolatamente deserte, e seminari semi-vuoti, specialmente in Francia e negli Stati Uniti,

In verità, gli "oppositori" un risultato sono riusciti ad ottenerlo, Subito dopo il loro attacco al Pontefice, spontaneamente un gruppo di intellettuali cattolici francesi si è schierato con il Papa, lanciando un appello, Con maggior forza, pochi giorni dòpo, un'analogo appello è arrivato dalla Polonia: "Noi siamo con te, Santo Padre!".

Anche in Italia c'è stato un documento a favore della decisione del Papa (sottoscritto da un gruppo, di intellettuali: René Girard, Vittorio Strada, Franco Zeffirelli e Guido Ceronetti).

Si tratta di appelli che si riallacciano idealmente a quelli pubblicati in difesa della messa di San Pio V ed in particolare a quelli del 1966 e del 1971 (ecco alcuni dei nomi che li sottoscrissero: Jeorge Luis Borges, Giorgio De Chirico, Elena Croce, W. H. Auden, i registi Bres son e Dreyer, Augusto Del Noce, Tulien Green, Jacques Maritain, Eugenio Montale, Cristina Campo, Francois Mauriac, Salvatore Quasimodo, Elémire Zolla, Gabriel Marcel, Salvador De Madariaga, Gianfranco Contini, Giacomo Devoto, Giovanni Macchia, Massimo Pallottino, Ettore Paratore, Mario Luzi, Guido Pioverie, Andrés Sego-via, Harold Acton, Agatha Chri-stie, Graham Greene e molti altri fino al famoso direttore del Times, William Rees-Mogg) con cui intellettuali laici e cattolici erano concordi nel difendere il valore culturale e spirituale dell'antica liturgia latina, come uh patrimonio di tutti

Ed oggi si può meglio capire quella posizione se si pensa che tutta la nostra civiltà europea rischia drammaticamente di recidere e rinnegare le proprie radici.

Curiosamente proprio i "cattolici progressisti", che facevano del dialogo col mondo e con la cultura moderna la loro bandiera, non ne tennero alcun conto e s'impuntarono per 40 anni per mantenere questa incredibile proibizione. Un arbitrio senza precedenti.

Nell'aprile 2005, alla vigilia dell'elezione di Benedetto XVI, sulla Repubblica, fu uno scrittore laico, Guido Ceronetti che scrisse una lettera aperta al nuovo Papa nella quale chiedeva "che sia tolto il sinistro bavaglio soffocatore della voce latina della messa", Questa aspettativa del mondo della cultura e dei credenti non poteva trovare interlocutore migliore di Ratzinger, che prima di essere Papa è stato ed è uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, un uomo veramente illuminato.

Già da cardinale Ratzinger dichiarò apertamente che la proibizione della Messa di S. Pio V era senza precedenti: "Nel corso della sua storia la Chiesa non ha mai abolito o proibito forme ortodosse di liturgia, perché ciò sarebbe estraneo allo spirito stesso della Chiesa" In un suo volume raccontò con drammaticità come assistette alla "pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente". Ratzinger ricordava: "Rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia Si diede l'impressione che questo fosse del tutto normale", ma, scriveva Ratzinger "la promulgazione del divieto del messale che si eia sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell'antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano essere solo tragiche,.... si fece a pezzi l'edificio antico e se ne costruì un altro".

Gli effetti furono deludenti. Si aprì la strada ad abusi incredibili nella liturgia Ed è proprio Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, che si prepara a cancellare l'ingiusta proibizione dell'antica liturgia, a riportare libertà e a restituire alla Chiesa e alla civiltà umana questo tesoro, C'è chi vede questa decisione quasi come un prolungamento di quanto. milioni e milioni di fedeli ascoltarono nel corso della Via Crucis del 25 marzo 2005. Fu quella una Via Crucis molto singolare, non solo perché a scriverne il testo fu il cardinale Ratzinger, ma perché segnò, in un certo senso, il passaggio di consegne fra Papa Wojtyla (che sarebbe morto una settimana dopo) e lo stesso prelato; I passi che impressionarono di più furono quelli che si riferiscono a Pietro. Nella I stazine c'è un richiamo all'infedeltà di Pietro: "Quante volte abbiamo, anche noi, preferito il successo alla verità, la nostra reputazione alla giustizia. Dona forza, nella nostra vita, alla voce' sottile della, coscienza, alla tua voce. Guardami come hai guardato Pietro dopo il iinnegamento". Poi ci si chiede: "Non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? Quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo solo noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua parola viene distolta e abusata! Quanta poca fede c'è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!

Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai ad alzarti. Tu però ti rialzerai". Se è vero che la riforma liturgica non costituì la causa di tutti ì problemi che dagli anni '60 in poi attanagliano la Chiesa, è vero pure che il ritorno alla messa di S Pio V non può esser visto come la loro soluzine "magica", Il "Motu Proprio." va salutato, invece, solo come un grande tentativo di riparazione e un grido di aiuto al Cielo, che si riallaccia all'inquietante frase pronunziata nella messa d'insediamento dal nuovo Papa il 24 aprile 2005: "Pregate per me, perché io non fugga per paura davanti ai lupi", E' una scelta di portata epocale, contro la quale il Papa, come si è visto, ha già subito pressioni pesanti da parte di alcuni prelati. Pochi giorni fa Enzo Bianchi, con sicumera, annunciava a "La Stampa": "Ratzinger non lo farà". In effetti il Motu Proprio l'ha fatto Benedetto XVI.

Articolo gentilmente concesso a Japigia dall'autore, Dr. Giuseppe Tondi, pubblicato nella rubrica Opinioni del Quotidiano di Lecce il 9 Luglio 2007

Data pubblicazione: 09/07/2007 (14:13)
Ultimo aggiornamento: 10/07/2007 (11:24)


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