La storia di un viaggiatore che, da Torino, parte alla volta del Salento per godersi le meritate vacanze con la propria famiglia... Ma, tra il dire ed il fare c'è di mezzo... Trenitalia!
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Epopea di un disperato viaggio lungo la Penisola

stazione di lecce

Raccogliamo la cronaca di un viaggio nella settimana antecedente il Natale 2009; il viaggio comincia il 19 dicembre, ben prima del blocco dei treni nel tunnel sotto la Manica (20 dicembre) e, comunque, molti gradi di latitudine più a sud (almeno 7). Un viaggio che ha dell'incredibile e che fa pensare tanto. Ve lo proponiamo dalle parole della protagonista: Simona A.

Una tradizione: Natale con i tuoi...

Come da tradizione, tutti i Meridionali, indotti da esigenze lavorative a risiedere nel civilizzato Nord, intraprendono un lungo viaggio per poter trascorrere le festività in famiglia: e così ho fatto anch'io...

Ho organizzato il mio viaggio per il giorno 19 dicembre del 2009: partenza per Lecce alle 20:40, in una confortevole cuccetta di un caldo vagone della stazione Centrale di Milano. Tuttavia, essendo la mia sede lavorativa Torino, il viaggio prevede un preludio ferroviario con partenza dal capoluogo piemontese alle 17:30: il mio treno parte dalla stazione di Porta Susa ed è il regionale della 17:59 diretto a Milano e dato regolarmente in orario. Acquisto ed oblitero -diligentemente- il biglietto alle 17:38, accomodandomi su una panchina in attesa del mio treno.

E' un freddo pomeriggio di dicembre, ma niente di eccezionale per il clima continentale torinese; sono trascorsi poco più di venti minuti dal mio arrivo in stazione quando gli altoparlanti annunciano un ritardo iniziale di trenta minuti per il mio treno! Ritardo che, comunque, non è destinato a durare per molto: la solita voce all'altoparlante lo porta prima a 60 poi a 80 per concludere ad un ritardo di ben 95 minuti! Oltre un'ora e mezza di attesa per un treno regionale che mi conduca a Milano!

Come spesso succede in queste situazioni, nessuna motivazione viene fornita ai passeggeri sul ritardo accumulato; chiaramente, tenendo conto dei tempi ordinari di percorrenza sulla tratta Torino - Milano e considerato l'orario di partenza della coincidenza da Milano (regolarmente prenotata), il mio viaggio verso la Puglia è irrimediabilmente compromesso.

Mi serviva qualche informazione in più rispetto al laconico comunicato circa il ritardo del mio treno: vado, quindi, all'ufficio assistenza clienti. E' una stanza spoglia, dove trovo seduto un addetto di Trenitalia alquanto spaesato. Alle mie richieste sulla disponibilità di treni in partenza da Milano per Lecce e sull'eventualità di altri ritardi rispondeva in modo evasivo, proponendo il rimborso integrale del biglietto con la contestuale rinuncia al viaggio. Su mia insistenza -e per gentile, sua, concessione- ha contattato la centrale operativa della stazione di Porta Nuova, chiedendo ragguagli sulla situazione; ma anche su questo la collaborazione offerta da Trenitalia è stata quasi inesistente: dopo aver comunicato l'imminente partenza del treno delle 17:59 diretto a Milano, si sono riservati di ricontattarci dopo aver chiamato la centrale operativa della stazione di Milano. Resta il fatto però che con il treno in partenza e l'urgenza di avere informazione, nessuna telefonata è mai giunta...

Ma nessun treno stava partendo... anzi, dopo un'imbarazzante attesa, l'addetto all'assistenza della clientela ha ritelefonato alla centrale operativa, ottenendo ancora informazioni tanto frammentarie quanto confuse. A questo punto non rimaneva chiedere se il treno in partenza da Milano alle 20:40 (dove avevo prenotato la mia cuccetta) potesse attendere il nostro arrivo. Pur senza alcuna certezza, mi è stato comunque garantito che quel treno ci avrebbe aspettato... Ma era soltanto una scusa per liberarsi della seccatura sul momento (la seccatura eravamo noi viaggiatori...): se poi il viaggiatore rischia di passare la notte da barbone alla stazione di Milano non è un problema che riguarda Trenitalia.

Nell'indecisione generale e sempre più determinata a trascorrere il Natale con la mia famiglia, parto per Milano. Salita finalmente sul treno, vado alla ricerca del capotreno cui espongo il mio caso. Per fortuna il mio interlocutore, questa volta, è una persona capace, disponibile ed onesta, nonché poco convinto delle informazioni che, fino a quel momento, i suoi colleghi mi hanno riferito; si impegna, comunque, a darmi tutto l'aiuto possibile.

Il capo treno per tutto il viaggio si è premurato di tenere me ed altri sventurati passeggeri informati sull'evolversi della caotica situazione milanese; anzi, alla fine noi leccesi eravamo i più fortunati! Il convoglio Milano - Lecce aveva più di 60 minuti di ritardo! E' proprio così: ritardo su ritardo porta bene e, probabilmente, anche senza che il treno ci attendesse, si poteva ugualmente partire!

Finalmente a Milano...

Giunta a Milano, ho prontamente raccattato i bagagli e mi son portata al binario 34 dove era pronto il mio treno. Pensavo che l'incubo fosse ormai finito ma mi sbagliavo: sul binario c'era una folla imbufalita che inveiva contro alcuni addetti di Trenitalia mentre alcuni agenti di polizia cercavano di quietare gli animi...

I passeggeri lamentavano le pessime condizioni dei vagoni: le carrozze erano gelide, ghiacciate all'interno degli scompartimenti. Su otto carrozze solo una (la numero due) aveva il riscaldamento funzionante. Inoltre i servizi igienici non potevano essere utilizzati: erano sporchi e privi di acqua corrente. Al contrario, una delle otto carrozze era addirittura allagata!

Anche in questo caso Trenitalia ha cercato di coprire le sue gravi mancanze offrendo ai viaggiatori il rimborso integrale del biglietto e la contestuale rinuncia al viaggio: nessuna vera alternativa! Chi voleva partire da Milano per la Puglia doveva farlo in quelle condizioni terribili!

Parto comunque. Il treno si avvia lentamente: sfinita, raggiungo la mia cuccetta. Nel caos generale sono fortunata: il mio posto è nella sola carrozza riscaldata. Mentre mi accingo a sistemarmi per la notte sento alcuni passeggeri nel corridoio chiedere al cuccettista delle coperte. La risposta è assurda: sul treno, composto unicamente da cuccette C4 comfort e vagoni letto, non ci sono coperte per tutti! Quindi, le poche disponibili erano riservate ai bambini ed agli anziani.

Poco dopo giungono nel corridoio due ragazze infreddolite; provengono dalle altre carrozze prive di riscaldamento e sperano di trovare nel nostro vagone un posto rimasto miracolosamente libero. La loro speranza, però, ha vita breve. Io e la mia compagna di cuccetta di scambiamo uno sguardo al volo: le due ragazze sembrano veramente provate; offriamo loro, per quanto possibile, ospitalità. Lo spazio è poco ma stringendoci un pochino possiamo garantire alle nuove compagne di sventura un posto al caldo. Il viaggio è ancora lungo... A noi, tutto sommato è andata bene: altri, invece, sono costretti a dormire nei corridoi o nel freddo degli altri vagoni.

Passa la notte sul freddo convoglio che porta da Milano a Lecce. All'alba giunge da noi una signora di mezza età con una figlia piccola. Sembra quasi uno zombi: ha le labbra livide ed è bianca in volto. Proviene da uno dei vagoni più freddi: ha retto sino a quando a potuto, poi -spinta anche dalla figlia- ha deciso di cercare un posto un po' più caldo. Ci implora di fare entrare almeno la bambina nello scompartimento: lei è disposta ad accamparsi in un angolino del corridoio. Ci stringiamo ancora e riusciamo a far posto anche alla signora, alla figlia ed al suo cagnolino tremante... Tutto sommato gli è andata bene: molti altri viaggiatori, invece, a causa del freddo, dei riscaldamenti guasti e delle coperte che mancavano, anno accusato malori.

Con questi racconti e quasi nell'incredulità generale, viaggiamo verso la Puglia per giungere finalmente a Lecce con solo due ore di ritardo! Evviva!

Considerazioni

Un tempo dal binario 21 della stazione centrale di Milano partivano i treni destinati ai campi di concentramento nazisti. I deportati erano costretti a viaggiare in condizioni al limite della sopportazione umana, peggio delle bestie. La motivazione di tanta sofferenza era da ricercare nell'odio razziale.

Oggi, nel XXI secolo, ancora partono da Milano i treni della disperazione, con vite umane costrette ad un viaggio in condizioni proibitive. La motivazione di tanta sofferenza è da ricercare nel guadagno facile e nell'indifferenza verso il prossimo.

Trenitalia cerca di giustificare i disagi degli ultimi giorni di dicembre 2009 imputandoli alle condizioni climatiche avverse che hanno colpito il centro-nord: oltre al danno, la beffa!

Un treno con il riscaldamento guasto, con una carrozza allagata, con servizi igienici non utilizzabili perché sporchi o privi di acqua corrente non può dipendere dalle condizioni climatiche avverse. Forse sarebbe necessario del personale coscienzioso che verificasse lo stato dei vagoni prima di porli sui binari per la partenza!

Se su un treno di cuccette e vagoni letto, per negligenza, non si dispone di coperte per tutti i passeggeri è quanto meno obbligo del personale preoccuparsi si contattare la prima stazione di transito per chiedere qui ciò che manca per metterlo a disposizione degli sventurati viaggiatori costretti a dormire tra lamiere ghiacciate!

La verità è ben diversa da quella che qualche solerte dirigente di Trenitalia cerca di propinare nei comunicati stampa: Trenitalia ha speculato sul desiderio della gente di passare il Natale in famiglia.

Un viaggio va pensato, programmato, organizzato. Richiede tempo, mezzi, informazioni. Non si possono fare cambiamenti all'ultimo momento. Offrire un servizio di pessima qualità a chi ha la necessità di viaggiare senza avere alcuna alternativa è un gioco sin troppo facile! Il rimborso del biglietto è ben poca cosa se confrontato ai patimenti causati a tutti coloro che hanno prenotato e pagato per un comodo viaggio e si sono ritrovati in un sacrificato errare lungo la penisola italiana!

Data pubblicazione: 27/12/2009 (15:18)
Ultimo aggiornamento: 21/01/2010 (20:00)


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