Allarme bancomat, ma si tratta solo dell'uscita di scena di Windows XP pertanto gli aggiornamenti di sicurezza non saranno più supportati.
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Allarme bancomat!

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 Allarme bancomat!

allarme bancomat

Navigavo in internet con svogliatezza.

Tra le varie notizie, una in particolare attiva la mia attenzione e turba la noia di un tiepido pomeriggio di primavera: “allarme Bancomat: a rischio il 95% dei prelievi!”. Caspita, mi dico: questo si che è una notiziona! Notiziona anche rilanciata da altri quotidiani on-line: quindi certamente presa per vera ed inquietante da molti navigatori!

Mi vengono in mente immagini apocalittiche di bancomat sparasoldi pronti a dispensare preziosi biglietti da 20 e 50 euri al primo malvivente fornito dell'astuzia necessaria per “convincerlo a farlo” o situazioni incredibili di conti prosciugati da orde di anonimi truffatori informatici...

No, niente di tutto questo, cari amici che leggete queste parole: si tratta dell'uscita di scena di Windows XP!

Ma come -vi chiederete- esce dalla scena informatica un sistema operativo ed i bancomat sono a rischio? Si perché il sistema in questione, dall'8 di aprile, non è più supportato dagli aggiornamenti di sicurezza della casa madre (l'americana Microsoft) e quindi, in teoria (ma molto, in teoria) potrebbe essere il facile obiettivo degli attacchi di virus, trojan e tutto quanto fa “insicurezza” informatica.

Ma come farebbe a giungere un virus sul nostro bancomat? O, meglio, come farebbe a raggiungere il bancomat un virus in grado di trasformarlo in una “slot machine” capace di erogare vincite a go-go? Per dare una risposta, analizziamo rapidamente i canali con cui si propaga un virus.

  1. Mediante la navigazione in rete: mentre navigo, attraverso worm di rete o siti internet infetti; ma questo canale non ci interessa: i bancomat sono connessi a reti private protette e non direttamente alla rete internet.
  2. Mediante l'installazione di software infetto: in questo caso un ladro informatico dovrebbe accedere al sistema fisicamente ed inserire un software infetto in grado di convincere la macchina ad erogare i soldi. A questo punto, visto che è dentro il cassettone blindato, perché non prenderli direttamente dalla cassaforte lasciando perdere i computer games? Quindi anche questa strada è poco praticabile.

Quindi, se non posso installare un software malevolo via rete o con accesso diretto sulla macchina, come posso dire che i “prelievi sono a rischio nel 95% dei casi”? Semplice: non posso dirlo e la notizia, secondo me, è priva di qualsiasi fondamento.

Quindi tempi duri per l'Hacker adolescente con la faccia da nerd, gli occhiali rotti con lo scotch ed i brufoli sulla faccia: nessuna speranza di attaccare i nostri bancomat... A proposito: ma chi l'ha detto che il cretore di virus è il ragazzino che smanetta sul suo PC nel garage di casa?

Ma la vera notizia di questi giorni è un'altra: “US tech giants knew of NSA data collection”. Cioè, i “giganti della tecnologia” (riferito a Yahoo, Apple, Google, Microsoft, Facebook e AOL) sapevano della raccolta dati da parte di NSA. E sapete chi dice questo? La stessa NSA.

E come avveniva questa raccolta dati? Semplice: mediante l'installazione di virus e worm “legali” ad opera di un'agenzia del governo USA.

Ma non solo: da più parti si chiede l'adozione di un virus di stato in grado di controllare “i cattivi”. Leggete qui e qui. Pertanto l'immagine romantica del brufoloso hacker o di un malvivente nascosto chissà dove nella rete che diffondono un virus ai danni di bancomat e computer è molto, molto lontana dalla realtà.

Immagine: http://saveroomminibar.tumblr.com


Documento scritto e/o curato da Franco
Data pubblicazione: 23/03/2014 (17:02)
Ultimo aggiornamento: 23/03/2014 (17:35)


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