Una cittadina salentina ed un cantiere edile. Vengono alla luce i resti di una villa romana e una sepoltura messapica. 2700 anni di storia nelle fondamenta di un moderno palazzo: anche questo è Salento!
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Archeologia... Edile!

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Il salento e la sua antica storia

Sepoltura messapica

Cosimo De Giorgi, un illustre studioso salentino, amava definire il Salento un immenso parco archeologico. Le popolazioni che, nei secoli, si sono succedute ad abitare questo lembo di terra italiana hanno lasciato, ognuna, tracce indelebili della loro presenza. Questo era vero al tempo del De Giorgi e -per fortuna- è vero ancora oggi.

Succede che, durante i lavori di scavo per la costruzione di una strada o di infrastrutture cittadine, o durante i lavori in un cantiere edile vengano alla luce, in maniera spesso inaspettata, le vestigia di popoli antichi.

Non è difficile, quindi, imbattersi nei resti di ville romane o di luoghi di culto o, molto più spesso, in tombe di età classica.

Ed è successo proprio questo su un cantiere edile, durante lo scavo delle fondamenta di quello che dovrà essere un palazzo di civile abitazione. Ed è così che il nostro amico Antonio, conoscendo la nostra passione per queste cose, ci ha invitato a fare un giro sul suo cantiere.

Il terreno era, da secoli, un agrumeto; un terreno come tanti, ai margini della cittadina, in un posto che, dagli anni ottanta, si considera il luogo di naturale espansione per la costruzione di un nuovo quartiere. L'agrumeto era, già di per sé, un elemento di pregio, considerata la vetustà degli alberi che, almeno fino a qualche anno fa, vi insistevano: fu piantumato nel '600. Per quattrocento anni avevano dato ai proprietari arance e limoni. Ai nostri giorni, però, servono case e non agrumi: al posto dell'agrumeto sorgeranno nuovi appartamenti.

Senonché, scavando, saltano fuori elementi degni di nota. Prima di tutto, i resti di una vasca di epoca romana, forse l'impluvio di una villa (l'impluvium era proprio la vasca delle antiche case romane dove si raccoglieva l'acqua piovana). Era realizzata con mattoncini di coccio spessi poco più di un centimetro disposti a spina di pesce; tuttavia, era un piccolo frammento visibile e, con molta probabilità, resterà sepolto sotto la nuova costruzione.

pavimentazione impluvium

Ma nello stesso sito gli scavi hanno portato alla luce una struttura interessante: una sepoltura, un intero cassettone messapico di grandi dimensioni costruito con lastroni di pietra calcarea simile, nella sua composizione, alla ben più famosa tomba dell'atleta di Ugento.

Al momento del ritrovamento -come previsto dalla legge- sono state immediatamente allertate le autorità e la soprintendenza ai beni culturali. La tomba messapica era, almeno apparentemente, intatta: la speranza di ritrovare in essa la ricchezza del corredo di quella di Ugento era tanta. Gli archeologi hanno provveduto ad aprire accuratamente la sepoltura. Purtroppo, le speranze sono state immediatamente deluse: ignoti tombaroli avevano già depredato il sito forse molti secoli prima dell'arrivo della nostra impresa di costruzioni, probabilmente al tempo della piantumazione dell'agrumeto. Peccato.

Sono comunque stati ritrovati uno strigile in ferro (strumento usato dagli antichi atleti per raschiarsi di dosso l'olio con cui si ungevano durante le gare) ed un anello, anche lui dello stesso metallo. Qualche frammento di ceramica nera, molto fine, ed alcuni resti di molluschi (gusci di cozze nere, per la precisione) erano -forse- ciò che ancora rimaneva del corredo funebre di questo antico atleta messapico.

Accanto alla sepoltura principale, altri scavi di saggio hanno portato alla luce alcune piccole fosse contenenti altri resti ossei che, a prima vista, sembravano i resti di un'urna cineraria. Tuttavia, i messapi non cremavano i propri defunti: che sia un riutilizzo dell'area di epoca romana, magari legato alla villa del cui impluvio abbiamo poc'anzi parlato?

Non lo sapremo mai: finiti i saggi archeologici, il terreno ritornerà nella disponibilità dell'impresa costruttrice e, a breve, un nuovo palazzo sarà la casa di altre, moderne, famiglie. Ma almeno, un altro pezzo del Salento è stato ritrovato e... riposto in cassette depositate al comune. Qualcuno, in futuro, ci racconterà mai qualcosa di più? Speriamo di sì...


Documento scritto e/o curato da Franco
Data pubblicazione: 27/02/2010 (20:42)
Ultimo aggiornamento: 22/11/2017 (15:57)


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